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Ben Gazzara, addio ad un attore simbolo dell’italianità negli USA. Se ne è andato cosi come aveva vissuto, non abbandonando mai la sua arte. E’ morto a 81 anni Ben Gazzara, consumato da un cancro al pancreas che non aveva saputo dargli pace. Gazzara forse ha rappresentato una delle immagini simbolo dell’attore italo americano che anche a dispetto di una, con gli anni, acquisita fama americana, aveva deciso di non abbandonare mai le sue origini italiche ( suoi genitori erano originari della Sicilia). I più in Italia lo ricorderanno per il ruolo del protagonista nel Camorrista di Giuseppe Tornatore, ma tra le sue collaborazioni ci sono stati attori e registi tra i più grandi del secolo scorso.
Come non dimenticare i ruoli per l’amico regista John Cassavetes tra cui Mariti, L’assassinio di un allibratore cinese, La sera della prima, di cui con gli anni Gazzara divenne un vero e proprio attore feticcio oltre che un confidente, oppure La Gatta sul tetto che scotta diretto da Elia Kazan. In Italia collaborò con Mario Minnicelli in Risate di Gioia a fianco di mostri sacri come Totò e Anna Magnani, con Marco Ferreri in Storie di ordinaria follia, in Don Bosco di Leandro Castellani. Garrara ha saputo districarsi egregiamente a cavallo tra gli ottanta e novanta tra cinema e fiction alternando ruoli, o anche semplici camei, in pellicole per il grande e piccolo schermo. Celebri restano i suoi ruoli in Il grande Lebowski dei fratelli Coen, Buffalo 66 di Vincet Gallo, Summer of Sam di Spike Lee Illuminata di Turturro, Happiness di Todd Solondz, brevi apparizioni anche semplicemente come caratterista ma con le quali fu in grado di sottolineare tutto il suo talento attoriale. Del resto era innegabile e riconosciuta la sua formazione all’Actor Studio di cui fu uno dei più ferrei sostenitori. Un talento quello di Gazzara che probabilmente avrebbe meritato maggiori riconoscimenti per un attore capace di infondere, con uno sguardo o la mimica facciale, un’estrema umanità e profondità ai suoi protagonisti anche con poche battute. La sua fu una carriera sempre di corsa. Riuscì ad affermarsi, non ancora trent’enne, prima a Brodway con piccole produzioni teatrali e successivamente al cinema. Di lui si apprezzava la professionalità, il suo sapersi mettere sempre e comunque al servizio della rappresentazione e nel non apparire, anche quando il ruolo era estremamente bidimensionale, mai la classica macchietta o lo stereotipo di genere, impresa di non certo semplice quando gli si chiedeva di interpretare i classici da duro. Si segnalano tra le sue ultime interpretazioni, la partecipazione alla fiction Mediset L’onore e il rispetto. Con Garrara muore un pezzo di quell’italinità d’oltreoceano che non tornerà più indietro.
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